Aleksandra Mir

La 600

Magazzino d’Arte Moderna, Rome, May 2012

PRESS RELEASE

La 600, a new sculpture by Aleksandra Mir will be exhibited at multiple locations in central Rome, May 22 - 27, 2012 and at 'Art Parcours', Art Basel, Basel, 13 - 19, June, 2012.

La 600 was originally the new car that Aleksandra Mir bought in Palermo in 2007 and that she used during her Sicilian residency (2005-10) where it performed the duties of a regular car; taking it’s owner and her friends on discoveries around the island or through the daily business of errands and shopping, enjoying the adventures of broken speed limits, of parking, being towed unlimited times and parked again. When the artist left Italy she decided to seal her experience into a sculpture that would be at once ubiquitous and personal.

The car’s last motor driven voyage was to the workshop, where it was transformed into the object we see today. The motor was removed and numerous remedies took place in order to cut up and re-assemble something of a 2/3 car with all its effects intact. As such it is a direct homage to the famous La DS by Gabriel Orozco (2003), who subtracted a consistent portion of his original and reassembled the remains into a never seen before Citroën. But a FIAT is not a Citroën and both the process of transformation, materials and the final result of La 600 testifies to this fact. What makes La 600 different from La DS, is not only that the former mimics the latter but also the purpose and quality of its realization; what was, in La DS, the result of an excellent design operation, for La 600 it is above all the violation, transformation and ultimate reinvention of a personal object. If a car is the metallic and technological embodiment of it’s owner, La 600 is inherently linked to Aleksandra Mir’s everyday life and experience during her Sicilian years, a relation not only functional but also deeply affective. Ultimately, the transformation of the car is the last and sentimental homage to the 600 itself, a car model that first and foremost represents working class aspirations, cramped family vacations, an insatiable desire for a better life.

While the gesture to ‘copy’ Orozco remains a blatant aspiration, as if the car had decided and tried to reinvent itself into a beautiful hyper-designed artwork of ‘better class’, it actually becomes something else. It’s appearance, rather than being a pompous and magnificent old lady, resembles more the punk teenager that boasts over her deformations, scars and patches unashamed of her shortcomings and limitations, mocking the very desire to depart from its humble origins. Like a war veteran, she is proud of her evident wounds, welding scars, melted plastic and silicone seams. The soul of this work, what really makes it unique, is the nature of its new lease on life as an artwork after the owner decided to scrap it for good, while still maintaining the spirit and drama of lived experience.

La 600. Her mimetic and unsettling nature (there is a certain discretion in perceiving it as a normal, albeit slightly weird object, the result of an accident or as an unlikely experiment or prototype) makes it both familiar and estranged. After all, in La 600 by Aleksandra Mir there is nothing that excludes or refuses its very own recent history: damage, dirt, being a city car made up of cheap materials, assemblage and finish. It generates a strange effect, to see it perceived by other people in this new dress, cute like a baby dinosaur, a mutant that inspires tenderness and complacency. So well executed with the honesty of its faults that they are instantly forgiven, the car is rendered perfect in its very own form, generating the doubt that it could still be an “alive” and functioning car, spurring the false belief that everything is in perfect order and in the right place.

The Palermo-registered FIAT has a plate number and the insurance coverage ended, with a strange joke of destiny, on the very same day that it’s metamorphosis from car to sculpture was complete and that it was presented to the public in Rome for the first time: On May 20/21, 2012 Aleksandra Mir and her crew from Magazzino d’Arte Moderna in Rome transported the car in a van and placed it with physical manpower around 18 different central and surrounding destinations where it camouflaged itself within the reality of the city and its people during the noisy Roman weekend. It was parked next to famous landmarks from Antiquity and the Modern era, left on dirty parking lots, flowering country roads and at the seaside. Thousands of locals, tourists, children, businessmen, joggers, priests, police and various other authorities curiously and tenderly interacted with the vehicle, spontaneously taking their own photographs and offering commentary that collectively testified to the enormous place this small and unassuming vehicle occupies in their hearts.

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Aleksandra Mir, artista svedese/americana (nata a Lubin, in Polonia, nel 1967) che ha vissuto a Palermo tra il 2005 e il 2010, ha presentato la sua nuova scultura, La 600,a Roma nella settimana tra il 22 e il 27 maggio 2012. L’opera sarà esposta a Basilea nella sezione Art Parcours dal 13 al 19 giugno.

La 600 inizialmente era l’auto che Aleksandra Mir comprò a Palermo nel 2007, per usarla durante il resto del suo soggiorno siciliano, servendosene secondo il normale utilizzo che si fa di una macchina, la quale portava quindi la sua proprietaria e i suoi amici alla scoperta dell’isola o attraverso le necessità quotidiane, vivendo avventure di limiti di velocità oltrepassati, parcheggi di ogni genere con conseguenti sanzioni e reiterate infrazioni. Quando l’artista, nel 2010, ha deciso di lasciare l’Italia, ha voluto suggellare la sua esperienza con una scultura che potesse essere al contempo ubiqua e personale.

L’ultimo viaggio a motore della macchina è stato quello verso il laboratorio dove è stata poi trasformata nell’oggetto che vediamo ora. Il motore è stato rimosso, l’auto è stata tagliata e riassemblata in una sorta di 2/3 di macchina, a tutti gli effetti integra. Così com’è, rappresenta un omaggio dichiarato alla famosa La DS dell’artista messicano Gabriel Orozco (2003), il quale ha sottratto una porzione consistente dell’originale macchina per poi ricostruire una Citroen in realtà mai vista prima. Ma una FIAT non è una Citroen, e il processo di trasformazione, i materiali e il risultato finale de La 600 lo testimoniano. Ciò che rende La 600 diversa da La DS non è tanto il fatto che la prima è un’imitazione della seconda, quanto soprattutto la qualità e lo scopo di questa realizzazione. Ciò che era ne La DS il risultato di una splendida operazione di design, ne La 600 è soprattutto la violazione, trasformazione e reinvenzione di un oggetto personale. Se una macchina incarna l’estensione metallica e tecnologica del suo proprietario, La 600 è intrinsecamente connessa con la vita quotidiana e l’esperienza degli anni siciliani dell’artista; una relazione non solo funzionale ma anche profondamente affettiva. Infine, quindi, la trasformazione della macchina è l’ultimo e sentito omaggio alla 600 stessa, un modello di automobile che per primo rappresenta le aspirazioni della classe operaia e della piccola borghesia, le vacanze in famiglia a buon mercato, l’insaziabile desiderio di confort e di una vita migliore.

Mentre da un lato il gesto di copiare Orozco rimane una sfacciata aspirazione, come se la macchina avesse deciso e provato a reinventarsi opera d’arte iper-progettata e dall’estetica di classe superiore, d’altra parte diventa qualcos’altro. La sua apparenza, piuttosto che essere quella pomposa e magnifica della signora d’epoca, assomiglia a una teenager punk che si vanta delle sue deformazioni, cicatrici e toppe, invece di vergognarsi delle sue mancanze e limitazioni, prendendosi gioco del desiderio stesso di levarsi dalle sue umili origini. Come un veterano di guerra, è orgogliosa delle sue ferite, delle saldature, delle plastiche squagliate e delle cuciture di silicone. L’anima di questo lavoro, ciò che lo rende unico, è la natura della sua nuova prospettiva di vita come opera d’arte, dopo che la sua proprietaria ha deciso di rottamarla per bene, mantenendo lo spirito e la drammaticità dell’esperienza vissuta.

La 600. La sua natura mimetica ma spiazzante (c’è una certa discrezionalità nel percepirla nella sua normalità o come “diversa”, come incidente o come prototipo – nessuno finora l’ha pensata come scultura prima che gli fosse detto) la rende familiare ed estraniata allo stesso tempo. Dopotutto, ne La 600 di Aleksandra Mir non c’è niente che escluda o rifiuti la sua stessa storia recente: le ammaccature, lo sporco, l’essere un’utilitaria costruita con materiali di qualità scadente e di rifinitura altrettanto scadente. Fa un certo effetto vederla percepita, in questa sua nuova veste, carina come un cucciolo di dinosauro, un “mutato” che ispira tenerezza e strappa compiacimento. Così ben eseguita nell’onestà dei suoi errori, tale da renderli perdonati all’istante, la macchina è resa perfetta nella sua forma particolare, generando il dubbio che ancora possa essere viva e funzionante, innestando il falso credo che tutto sia comunque in ordine e al proprio posto.

Questa FIAT registrata a Palermo ha ancora un numero di targa, e la copertura assicurativa è scaduta, per uno strano scherzo del destino, il giorno stesso in cui la sua metamorfosi da macchina a scultura è stata completata e in cui è stata presentata in pubblico a Roma per la prima volta. Il 20 e il 21 Maggio, Aleksandra Mir e lo staff della galleria Magazzino di Roma hanno trasportato la macchina e l’hanno collocata, di peso, in diciotto diverse location, sia in città che nei dintorni, facendola mimetizzare nella realtà urbana e delle persone che quotidianamente, in un rumoroso weekend romano, la abitano; La 600 è stata parcheggiata di fianco ai luoghi simbolo dell’antichità e dell’era moderna, lasciata in parcheggi desolati e sporchi, nella campagna fiorita oppure in riva al mare. In quest’occasione, migliaia di romani, turisti, bambini, uomini d’affari, corridori, preti, poliziotti e altre autorità, hanno spontaneamente, curiosamente e teneramente interagito con la macchina, scattando fotografie e offrendo un variegato commentario che testimonia come, a livello collettivo, questo piccolo veicolo senza pretese abbia occupato nei loro cuori uno spazio enorme.